Il bando di gara per il gioco online deve essere modificato

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Anche se non esiste ancora la riforma del gioco e dei casino online con bonus gratis senza deposito, si sta cercando da tutte le parti di migliorarne la regolamentazione esistente, con modifiche apportate in relazione all’esperienza degli ultimi anni attraverso la quale il gioco, sia terrestre che online, è passato. Si crede, quindi, che da questo sia disceso un parere del Consiglio di Stato che chiede all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di valutare la modifica del bando di gara per le 120 nuove concessioni relative al gioco online.

Questo è quanto è stato richiesto appunto all’Agenzia: modificare la procedura di selezione per l’affidamento in concessione dell’esercizio a distanza dei giochi pubblici. Procedura che è diretta all’attribuzione di nuove concessioni per il gioco a distanza, essendo in scadenza un “pacchetto” di concessioni precedentemente assegnate ed ha come obbiettivo quello di allineare tutte le scadenze alla data del 31 dicembre 2022: fino a tale scadenza, l’esercizio della raccolta dei giochi a distanza sarà affidato sia ai concessionari denominati con la precedente procedura di selezione, sia a quelli individuati con l’esito della procedura di cui si sta parlando ora.

Il Ministero delle Finanze ha riferito che per quanto concerne la documentazione di gara si è partiti dalla regolamentazione precedente apportando esclusivamente le modifiche necessarie per aggiornarla con le norme vigenti che sono intervenute nel frattempo, particolarmente rivolgendosi al d.lgs. n.50 del 2016: nulla di più. Ma il Consiglio di Stato sottolinea, ancora, che la procedura “recente” può porsi in contrasto con il principio di competitività della procedura in esame “sancito dalla disposizione primaria di riferimento in conformità con i principi enucleabili dalla vigente normativa” e, quindi, lo stesso Cds ritiene necessario sottoporre all’Amministrazione l’invito a superare la problematica che è stata sottoposto al fine di evitare qualsiasi contrasto tra la procedura di cui si parla ed i principi vigenti in materia.

Ma ciò non basta ed il Consiglio di Stato sottolinea, ancora, che quando ci si limita a demandare la valutazione delle domande di partecipazione “ad una apposita commissione” non si rendono noti i criteri e le modalità di selezione dei componenti di tale commissione. Proprio per questo motivo il Consiglio di Stato invita l’Agenzia a garantire non solo la necessaria competitività alla procedura, ma anche il suo svolgimento in assoluta trasparenza. Inoltre, sottopone un ulteriore ed ultimo invito all’Agenzia a specificare esattamente i requisiti che necessariamente devono risalire in capo agli eventuali concessionari,

Ma posto che l’Agenzia non ha proceduto ancora a rendere note le ragioni che hanno portato alla scelta definitiva dei “requisiti” richiesti ai concessionari ed ai casino mobile android, si ritiene opportuno invitare a valutare la possibilità, quando vi sarà la stesura definitiva della documentazione richiesta, a riformulare la medesima in modo da non creare dubbi interpretativi in merito alla legittimità di tali requisiti rispetto a quanto previsto dal Codice.

Insomma, il Consiglio di Stato richiede all’Agenzia di essere il più dettagliata possibile nelle richieste, più trasparente possibile e sopratutto che non metta gli “aspiranti concessionari” nella condizione di presentare documentazione non idonea per partecipare a questa gara di attribuzione delle nuove concessioni. Se poi si può aggiungere anche una “battuta”: ma esiste ancora qualcuno che intende entrare nel mondo del gioco d’azzardo nonostante tutto quello che lo circonda?

Pubblicità al gioco d’azzardo: attenzione

Si vuole partire da “un concetto base” che ritiene la pubblicità di un prodotto lecita, quando il prodotto “è lecito e legale” e non porta danno alcuno, e quindi la comunicazione commerciale dovrebbe essere consentita: questo dovrebbe e potrebbe essere un principio generale che però andrebbe “raccordato” alla pericolosità, anche solamente e meramente teorica, dell’attività che viene sponsorizzata. Si pensi ai farmaci, alle bevande alcooliche, alle automobili, ai prodotti che possono recare danno all’ambiente ed ovviamente ai giochi con vincita in danaro. La pubblicità di questi settori e particolarmente dell’ultimo -il gioco lecito- avrebbero necessità di una pubblicità molto ben circoscritta indirizzata ad evitare gli abusi che potrebbero portare conseguenze pesanti sia per l’individuo singolo, sia per la società: questo porterebbe ad una corretta informazione che potrebbe senza dubbio aiutare a comprendere la diversità tra gioco pubblico lecito e gioco illegale.

La pubblicità, quindi, è veramente discorso “da prendere con le pinze” e deve condurre il mercato verso comunicazioni più responsabili, dirette, chiare: le campagne sul gioco devono essere sempre più controllate e meno generiche possibile. Sopratutto devono essere messaggi deontologicamente esatti e rispettosi delle regole che non traggano in inganno neppure lontanamente e sopratutto devono essere chiari e comprensibili da tutti, dai più giovani ai meno giovani. Così facendo, in tutti i settori, non ci saranno più incomprensioni, ricorsi e contenziosi e la pubblicità sarà una comunicazione più responsabile per utenti sempre più responsabili che “affronteranno” la scelta di un prodotto anzichè di un altro in modo assolutamente consapevole e sereno.

Restrizione al gioco d’azzardo in lombardia

Prosegue “a spada tratta” in Lombardia la battaglia contro le slot machine: questa Regione non dà assolutamente tregua al gioco d’azzardo pubblico e lo… tiene costantemente d’occhio ed è sempre all’erta! Quindi, via libera ad una proposta di regolamento che prevede ancora ulteriore restrizioni per l’accesso delle slot machine negli esercizi pubblici ed, in particolare, nei bar lombardi: questa battaglia è sempre condotta in prima linea dalla team leader in materia di ludopatia, Viviana Beccalossi assessore al Territorio, Urbanistica e Difesa del suolo che con l’approvazione della legge della Regione vieta l’installazione di slot machine nei locali che siano situati a meno di 500 metri da scuole, ospedali, centri di aggregazione giovanile e per anziani, chiese od oratori.

Con il nuovo provvedimento si prevede un’importante novità: il gestore dei locali in cui si trovano le slot machine ha l’obbligo di richiedere, a chi vuole giocare, un documento che attesti la maggiore età in modo da impedire ai minori l’accesso ai giochi e sarà un ulteriore controllo che aiuterà a fare prevenzione. Quindi, slot solo ed esclusivamente per maggiorenni. In più, nel provvedimento, è previsto che negli spazi in cui sono installate “le macchinette” possano aver accesso psicologi della Asl per parlare con i giocatori e per approfondire le dinamiche della ludopatia. Secondo la Regione questo “controllo” porta alla “conoscenza” che è la migliore prevenzione per dissuadere dall’avvicinarsi “pericolosamente” al gioco d’azzardo e per responsabilizzare chi gioca avvertendolo che lo stesso “gioco” può trasformarsi in disagio con conseguenze negative.

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Blocco milanese al gioco d’azzardo

Non si può certo dire che la Lombardia, e Milano in particolare, abbia “allentato la presa” durante il periodo estivo… anzi. Si parla della sala da gioco di Viale Corsica 64 a Milano, situata a pochi metri di distanza da una chiesa e da un oratorio, la cui apertura era stata bloccata due mesi fa, sul nascere dopo i controlli della Polizia locale ed un provvedimento di diffida dell’Assessorato all’Urbanistica del Comune di Milano poiché non era stata rispettata la distanza dai “luoghi sensibili”. Il Comune aveva diffidato la proprietà “dall’esecuzione di lavori edilizi in assenza delle dovute comunicazioni/titoli abilitanti, nonché dall’insediamento di una nuova sala per il gioco d’azzardo lecito”. Milano, si sa, sta sempre con gli occhi “più che aperti” e più che attenti in questa materia e cerca di “osteggiare legalmente” le nuove aperture di sale che vengano via via proposte.

La storia della sala di Viale Corsica è nota: con velocità impressionante la proprietà Yaver Srl aveva oscurato le vetrine del locale (una ex banca) e collocato l’insegna di “Sisal Match Point” prima della diffida del Comune, e nei giorni scorsi la sala era stata aperta ed era stato attivato il sistema di raccolta scommesse sul circuito intranet senza videolottery. Il tutto è stato scoperto durante un normale controllo di zona dagli uomini dell’Unità Centrale Informativa della Polizia Locale che hanno intimato l’immediata chiusura della sala scommesse, denunciato la società all’Autorità Giudiziaria per violazione dell’art.650 del codice penale in violazione del provvedimento di diffida dell’Amministrazione Comunale.

Le tre censure al gioco d’azzardo

Si dovrebbe mettere in un angolo tutto ciò che di brutto e negativo si è detto in questi anni contro il mondo del gioco lecito. Si dovrebbe, quindi, “prendere il toro per le corna” ed una volta per tutte elencare quali siano le “censure” che si imputano al gioco, volerle affrontare e voler anche risolverle. In pratica, le censure sono solo tre: la prima, con il gioco si perde e, quindi, ci si rovina. La seconda, si rischia un’epidemia di persone rovinate dal gioco. La terza, “quelli del gioco” pagano poche tasse. La “pochezza” -in numero- di queste “censure” dimostra la loro “risolvibilità” qualora lo si voglia profondamente ed onestamente.

Si risponde alla “terza censura”: l’industria del gioco autorizzato sarebbe “veramente stremata” da debiti per acquistare forme di gioco “non redditizie” e le attività che realizzato “tanto volume economico”, ma che in pratica non rendono, sono quelle affossate dalla pressione fiscale anche se i “media” si divertono a diffondere dati contrari. Alla “seconda censura” si risponde che i malati di Gap sono 7mila ed un altro migliaio sono presi in carico da strutture per problemi legati al gioco. Paradossalmente gli altri 52 milioni di cittadini sono tutti aggredibili da dipendenze di svariate forme. Alla “prima censura” cosa si può rispondere realmente? Sì, al gioco si perde è un dato fisiologico derivante dal fatto che si tratta di un’attività economica da cui l’Erario “deve” trarre una risorsa sicura ed indipendente dalla fortuna.